Monitoraggio fiscale

Quadro RW/W criptovalute: guida alla compilazione

5 luglio 2026 · lettura 9 min

Se detieni criptovalute — su un exchange, in un hardware wallet o in un wallet software — hai un obbligo dichiarativo anche se non hai mai venduto nulla: il monitoraggio fiscale. È l'adempimento più ignorato (e più sanzionato) della fiscalità crypto. Vediamo chi deve compilarlo, come e con quali costi.

Dal Quadro RW al Quadro W

Per anni le cripto-attività si sono dichiarate nel Quadro RW del Modello Redditi, lo stesso usato per conti esteri e immobili all'estero. Oggi esiste un quadro dedicato: il Quadro W, presente sia nel Modello Redditi PF sia nel 730. Il contenuto è lo stesso del vecchio RW — cambia la collocazione — e infatti tutti continuano a chiamarlo "Quadro RW crypto". In questa guida usiamo i due nomi come sinonimi.

Chi deve compilarlo

Tutte le persone fisiche residenti in Italia che nel corso dell'anno hanno detenuto cripto-attività, senza alcuna soglia minima: anche 50 euro in Bitcoin fanno scattare l'obbligo. Rientrano:

  • wallet self-custody (hardware wallet, wallet software, paper wallet);
  • fondi su exchange esteri (la quasi totalità dei grandi exchange);
  • posizioni DeFi, liquidity pool, staking;
  • NFT e altri token, in quanto cripto-attività.

L'unico caso in cui puoi non doverlo compilare è quando operi esclusivamente tramite un intermediario italiano che applica il regime amministrato e assolve per te bollo e monitoraggio: verifica sempre nelle condizioni contrattuali cosa fa effettivamente il tuo intermediario.

Cosa si dichiara

Per ogni "rapporto" (wallet o exchange) vanno indicati in sintesi:

  • il codice che identifica la natura dell'attività (per le cripto-attività si usa il codice dedicato, il 21);
  • il valore iniziale (al 1° gennaio o alla data di primo acquisto) e il valore finale (al 31 dicembre o alla data di cessione);
  • i giorni di detenzione, rilevanti per il calcolo dell'imposta;
  • la quota di possesso.

Il valore da usare è quello di mercato alla data di riferimento, rilevato dalla piattaforma dove detieni l'asset o, in mancanza, da un prezzo di mercato attendibile. La parte difficile, in pratica, è ricostruire i saldi al 31 dicembre di ogni wallet — soprattutto con decine di token e più piattaforme.

L'imposta sul valore delle cripto-attività (2 per mille)

Insieme al monitoraggio si liquida l'imposta sul valore delle cripto-attività: lo 0,2% annuo (2 per mille) del valore al 31 dicembre, proporzionato ai giorni di detenzione. Un portafoglio da 50.000 euro paga quindi 100 euro l'anno. Si versa con modello F24 insieme alle imposte sui redditi. Se l'intermediario è italiano, la stessa imposta è applicata come bollo direttamente da lui.

Le sanzioni: perché non conviene rischiare

L'omessa compilazione del quadro di monitoraggio è punita con una sanzione dal 3% al 15% del valore non dichiarato, per ogni anno. Su un portafoglio da 30.000 euro non dichiarato per tre anni si parla di migliaia di euro, prima ancora di considerare le imposte eventualmente evase sulle plusvalenze. Chi si accorge di aver saltato anni passati può regolarizzare con il ravvedimento operoso, che riduce sensibilmente le sanzioni: è il caso tipico in cui il supporto di un commercialista ripaga il suo costo.

Esempio pratico

Caso: Marco ha 0,5 BTC su un hardware wallet (valore al 31/12: €38.000) e €4.200 in token vari su un exchange estero. Non ha venduto nulla durante l'anno.

Marco non ha plusvalenze da dichiarare, ma deve comunque: (1) compilare il Quadro W con due righi — uno per il wallet, uno per l'exchange — indicando valori iniziali e finali; (2) versare l'imposta del 2 per mille: circa €84 su un totale di €42.200 detenuti per l'intero anno. Tempo richiesto facendolo a mano: qualche ora di ricostruzione dei valori. Con uno strumento che traccia i wallet in automatico: pochi minuti di verifica.

Quadro W e plusvalenze: due adempimenti distinti

Il monitoraggio riguarda il possesso; le imposte sui guadagni passano invece dal Quadro RT. Se durante l'anno hai venduto, scambiato con stablecoin o speso crypto, leggi anche la guida al calcolo delle plusvalenze con il metodo LIFO e la guida completa alla dichiarazione.

Domande frequenti

Devo compilare il Quadro W anche se non ho mai venduto?

Sì. Il monitoraggio fiscale riguarda la semplice detenzione di cripto-attività, indipendentemente da vendite o guadagni. Anche chi ha solo comprato e tenuto (holding) deve dichiarare il valore detenuto.

C'è una soglia minima sotto la quale non serve dichiarare?

No. A differenza dei conti correnti esteri, per le cripto-attività non esiste alcuna soglia di esenzione: l'obbligo di monitoraggio scatta dal primo euro di controvalore.

Che differenza c'è tra Quadro RW e Quadro W?

Il Quadro W è la sezione dedicata alle cripto-attività che ha sostituito, per questi asset, lo storico Quadro RW. Il Quadro RW resta in uso per le altre attività estere (conti, immobili, partecipazioni). Nel linguaggio comune si parla ancora di "Quadro RW crypto", ma il quadro da compilare oggi è il W.

Le crypto su un exchange italiano vanno dichiarate?

Se l'intermediario è un prestatore di servizi italiano che applica l'imposta di bollo e opera come sostituto, gli obblighi possono essere assolti dall'intermediario stesso. Per wallet privati (self-custody) ed exchange esteri, invece, il monitoraggio in dichiarazione è sempre a carico tuo.

Cosa rischio se non compilo il Quadro W?

La sanzione va dal 3% al 15% del valore delle cripto-attività non dichiarate, per ciascun anno di violazione. È possibile rimediare spontaneamente con il ravvedimento operoso, con sanzioni ridotte.

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Questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza fiscale. La normativa sulle cripto-attività cambia di frequente: per la tua situazione specifica rivolgiti a un commercialista.