Fiscalità crypto

Crypto ricevute in eredità o in donazione: come si tassano

21 agosto 2026 · lettura 8 min

È una situazione che si presenta sempre più spesso, e quasi sempre nel momento peggiore: un familiare lascia delle criptovalute e gli eredi si trovano davanti a due problemi insieme — recuperarle materialmente e capire cosa devono dichiarare. Le due cose viaggiano su binari diversi, e conviene tenerle separate.

Prima il problema pratico: senza chiavi non c'è eredità

Sul piano giuridico le cripto-attività sono beni e rientrano nell'asse ereditario come qualsiasi altro. Sul piano pratico, però, un notaio non può ordinare a una blockchain di trasferire dei fondi: senza la chiave privata o le credenziali dell'exchange, quel patrimonio è inaccessibile anche a chi ne ha pieno diritto.

  • Crypto su exchange: esiste un intermediario a cui rivolgersi. Quasi tutte le piattaforme hanno una procedura per gli eredi, che richiede certificato di morte, atto notorio o dichiarazione di successione e documenti d'identità.
  • Crypto in self-custody: l'unica strada è il recupero della seed phrase. Se non è stata lasciata da qualche parte — cassetta di sicurezza, testamento, plico presso il notaio — non esiste alcuna procedura di recupero.

È il motivo per cui chi detiene cripto-attività dovrebbe lasciare istruzioni scritte: non l'elenco delle chiavi in chiaro, ma il percorso per arrivarci. Un patrimonio che nessuno può sbloccare non è un patrimonio.

Ereditare non è un realizzo

Sul piano fiscale il punto di partenza è tranquillizzante: la successione non genera plusvalenza. Non c'è corrispettivo, non c'è cessione, non c'è imposta sostitutiva da pagare al momento in cui si eredita.

Il nodo si sposta più avanti: quando l'erede venderà, quale costo potrà opporre al corrispettivo incassato?

Il nodo del costo fiscalmente riconosciuto

Qui la materia è genuinamente incerta e le due letture portano a risultati molto diversi:

ImpostazioneCosto riconosciuto all'eredeConseguenza
Valorizzazione all'apertura della successioneValore delle cripto-attività a quella dataLa rivalutazione maturata in vita del defunto non viene tassata in capo all'erede
Continuità con il costo del defuntoCosto di acquisto originarioL'erede eredita anche l'intera plusvalenza latente

Su un Bitcoin comprato a 3.000 euro nel 2017 e valorizzato 90.000 alla data del decesso, la differenza fra le due letture vale decine di migliaia di euro di imposta. È esattamente il tipo di situazione in cui non ha senso decidere da soli: serve un commercialista, e serve conservare tutta la documentazione di entrambi gli scenari.

In ogni caso, appena la vendita avviene il calcolo torna a essere ordinario: lotti scaricati con il criterio LIFO, saldo netto nel Quadro RT, aliquota del periodo.

Una volta stabilito il costo riconosciuto, la plusvalenza si calcola come sempre. Apri il calcolatore gratuito: Calcolo plusvalenze LIFO

Dal giorno in cui le hai, sei tu a dichiararle

Il monitoraggio segue la disponibilità: dal momento in cui hai il controllo effettivo delle cripto-attività, quei wallet e quei conti entrano nel tuo Quadro RW/W, con i giorni di detenzione che decorrono da quella data e l'imposta del 2 per mille riproporzionata.

Vale anche — e soprattutto — se non hai venduto nulla e hai lasciato tutto fermo dove si trovava: l'obbligo nasce dal possesso, non dai movimenti. Lo stesso principio si applica al caso, molto più comune di quanto sembri, delle crypto custodite in un hardware wallet.

E la donazione?

La logica è simile. Chi dona non incassa un corrispettivo e quindi non realizza una plusvalenza; chi riceve entra nella disponibilità delle cripto-attività e da quel momento è soggetto agli obblighi di monitoraggio e all'imposta sul valore. Sul fronte dell'imposta di donazione valgono le regole ordinarie, con franchigie e aliquote legate al grado di parentela.

Anche qui la parola d'ordine è tracciabilità: un trasferimento on-chain senza alcun documento a supporto è indistinguibile, per un verificatore, da un pagamento non dichiarato.

Cosa mettere in ordine, in concreto

  1. L'inventario: quali cripto-attività, su quali wallet ed exchange, per quale controvalore alla data rilevante.
  2. La valorizzazione a quella data, con una fonte documentata — vale lo stesso criterio spiegato nella guida su quale cambio usare in dichiarazione.
  3. La catena dei trasferimenti verso gli indirizzi degli eredi o del donatario.
  4. Il quadro degli anni precedenti: se il defunto o il donante non aveva dichiarato, la posizione va sistemata — di norma con il ravvedimento operoso.

Il primo punto è quasi sempre il più faticoso, perché richiede di ricostruire un patrimonio che qualcun altro aveva organizzato a modo suo. Nummo aiuta proprio lì: unisce wallet, exchange e conti in un unico quadro e ricostruisce i valori alle date che servono, così l'inventario da consegnare al notaio o al commercialista è già pronto.

Domande frequenti

Le criptovalute rientrano nell'asse ereditario?

Sì: sono beni a tutti gli effetti e fanno parte del patrimonio del defunto, quindi rientrano nella successione insieme a conti correnti, immobili e strumenti finanziari. Il problema pratico non è giuridico ma tecnico: senza le chiavi private quei beni restano inaccessibili anche agli eredi legittimi.

Chi eredita delle crypto paga l'imposta sulle plusvalenze?

No, non al momento della successione: ereditare non è un realizzo. L'imposta sostitutiva scatta quando l'erede vende, converte in euro o utilizza le cripto-attività ricevute, sulla differenza tra il corrispettivo e il costo fiscalmente riconosciuto.

Qual è il costo di acquisto delle crypto ricevute in eredità?

È il punto più delicato dell'intera materia e non ha una risposta unica: la tesi prevalente valorizza le cripto-attività al momento dell'apertura della successione, un'altra fa subentrare l'erede nel costo originario del defunto. Data la posta in gioco, è un caso in cui la consulenza professionale è indispensabile.

Ereditare delle crypto fa scattare l'obbligo del Quadro RW?

Sì, dal momento in cui ne hai la disponibilità. Dovrai indicarle nel quadro di monitoraggio della dichiarazione relativa a quell'anno, con i giorni di detenzione decorrenti dalla data in cui hai acquisito il controllo effettivo, e versare l'imposta del 2 per mille riproporzionata.

Una donazione di criptovalute va dichiarata?

Chi dona non realizza una plusvalenza, perché non c'è corrispettivo. Chi riceve entra nella disponibilità di cripto-attività e da quel momento è soggetto agli obblighi di monitoraggio e all'imposta sul valore. Sulle imposte di donazione valgono le regole ordinarie, con franchigie legate al grado di parentela.

Come si documenta il passaggio agli eredi?

Serve una tracciabilità ordinata: la dichiarazione di successione che elenca le cripto-attività, l'indicazione dei wallet e degli exchange coinvolti, e la prova del trasferimento verso indirizzi riconducibili agli eredi. Senza questa catena documentale, la posizione fiscale dell'erede resta difficile da ricostruire.

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Questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza fiscale. La normativa sulle cripto-attività cambia di frequente: per la tua situazione specifica rivolgiti a un commercialista.